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Auto elettrica: a che punto siamo?

Auto elettrica: a che punto siamo?

Il problema dell’inquinamento atmosferico causato dai mezzi di trasporto sta diventando sempre più rilevante, perché se fino a un decennio c’era forte densità di veicoli a motore solo in Europa occidentale, nel Nordamerica e in Giappone, negli ultimi anni è cresciuta rapidamente la quantità di autoveicoli anche nei Paesi in via di sviluppo come Cina e India, ed è destinata a crescere ancora.

 

In questo contesto, l’adozione di modelli di mobilità sostenibile è indispensabile per limitare un  impatto ambientale tutt’altro che trascurabile, perché:

– stime recenti dicono che in Europa oltre il 22% delle emissioni di anidride carbonica è dovuto alla combustione nei motori degli autoveicoli;

– il 70% circa dell’inquinamento atmosferico è dovuto alle emissioni del traffico stradale;

– inquinanti come monossido di carbonio, ossidi di azoto, benzene, anidride solforosa, particolato, sono tra le cause dell’incremento di bronchiti, asma ed allergie, ma anche tumori, dei quali pare sia responsabile sia il particolato dei motori diesel (il più temuto è il PM10), sia il benzene contenuto nella benzina “verde”;

– circa il 25% delle emissioni nazionali di CO2, causa dell’effetto serra, è imputabile al traffico veicolare.

 

Una delle soluzioni per ridurre queste emissioni è passare dalla trazione a motore endotermico (benzina, gas, diesel) all’auto elettrica plug-in o ibrida; proprio l’auto ibrida è per il momento, l’elemento che potrà consentire la transizione verso l’elettrico.

 

Codeghini auto, officina Suzuki vicino Milano tra le prime officine autorizzate opel di Milano e provincia, nonché rivenditore autorizzato Opel e Suzuki, è in grado di offrirvi oggi le auto di domani, con interessanti modelli sia ibridi, sia elettrici plug-in come la nuova Opel Ampera.
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Tecnologie per l’auto elettrica

Sul piano delle tecnologie, per l’auto elettrica ne esistono sostanzialmente due:

– plug-in, ossia l’auto elettrica funzionante ad accumulo di elettricità in batterie ricaricate periodicamente mediante una postazione di ricarica;

– ibrida, ossia l’auto con motore tradizionale e generatore che funziona anche da motore elettrico a potenza ridotta, alimentato da una batteria ricaricata sfruttando la potenza del motore endotermico e soprattutto recuperando l’energia cinetica in rallentamento e in frenata.

 

In vero, un’auto ibrida può essere in parte un’auto elettrica plug-in, perché è anche possibile, per alcuni modelli che rientrano nella categoria PHEV (Plugin Hybrid Electric Vehicle), caricare la batteria a parte quando l’energia recuperata dal movimento non è sufficiente.

 

Ci sarebbe anche l’auto a fuel-cell (celle a combustibile) che utilizza come carburante l’idrogeno, il quale non viene bruciato ma utilizzato in una reazione chimica di ossiriduzione; l’idrogeno è un combustibile perfetto perché non inquina, però è difficile da immagazzinare e molto pericoloso, ragion per cui allo stato attuale il suo utilizzo è di nicchia.

Passare all’elettrico: si può?

Trasformare i motori di tutti gli autoveicoli da endotermici ad elettrici potrebbe ridurre di circa il 40% le emissioni di gas serra. La lentezza con cui questa evoluzione procede ci dice, però, che non è così semplice ed i motivi sono molti.

 

Naturalmente il passaggio all’elettrico ha senso, sul piano ambientale, se l’elettricità viene prodotta da fonti energetiche rinnovabili, altrimenti il problema si riduce ma resta, perché l’energia elettrica consumata dalle auto causa inquinamento indiretto, se deriva da centrali termoelettriche, pur limitato rispetto a quello prodotto dalle auto a motore endotermico a parità di potenza e percorrenza.

 

Quindi ad oggi non si può dire che i veicoli elettrici eliminino del tutto le emissioni nocive, perché:

– le ibride non si muovono senza il motore endotermico e l’elettricità che ricavano recuperando energia cinetica è meno dell’80% a basse velocità e scende fortemente al crescere della velocità (dove molta dell’energia serve a vincere la resistenza aerodinamica);

– le plug-in richiedono elettricità alla rete elettrica nazionale, che attinge in buona parte alle risorse di centrali a carbone, a gas e a ciclo combinato.

 

Il passaggio all’elettrico implica il superamento di due principali ostacoli:

– la maturazione delle tecnologie;

– l’adeguamento del Sistema elettrico nazionale, almeno se a crescere sarà la trazione elettrica ad accumulo di elettricità.

 

Può dare una mano la massiccia diffusione dell’auto ibrida, perché consentono di guadagnare tempo per adeguare la rete di distribuzione, in quanto non è possibile da un giorno all’altro costruire   stazioni di rifornimento per auto elettriche e chiudere i benzinai: il passaggio dovrà essere graduale.

 

Per farsi un’idea delle dimensioni del problema si può calcolare rapidamente il fabbisogno giornaliero di elettricità di un’auto elettrica plug-in di classe media, con motore da 80 kW (circa 110 CV); se quest’auto circolasse due ore al giorno utilizzando metà della potenza del suo motore (condizione abbastanza verosimile, ad esempio nella marcia in autostrada a 110 km/h) richiederebbe 40 kW per due ore, ovvero 80 kWh. Tanto servirebbe per ricaricarla.

 

Ora immaginiamo di avere 10 milioni di queste auto con le stesse esigenze e vedremmo che la potenza elettrica necessaria sarebbe 800 Gwh; se pensiamo che la potenza media disponibile in Italia è dell’ordine dei 70 GWh, il Sistema elettrico nazionale dovrebbe produrre più di 10 volte tanto, il che vorrebbe dire decuplicare la produzione elettrica.

Se la produzione rimanesse centralizzata, ossia demandata a centrali elettriche lontane dagli abitati, occorrerebbe decuplicare anche le linee di trasmissione, ossia tralicci, cavi interrati, cabine elettrice, stazioni e sottostazioni di conversione.

 

Un aiuto potrebbe darlo la produzione decentrata, integrata nelle Smart Grid di cui tanto si parla, quindi i famigerati impianti fotovoltaici privati; ma qui l’Italia è rimasta indietro; una produzione decentrata consentirebbe di incrementare la disponibilità di energia elettrica per la ricarica delle plug-in, pur senza incrementare le linee di trasmissione. Ad esempio, un tetto fotovoltaico da 5 kW medi potrebbe ricaricare un’auto elettrica in una decina di ore.

Auto elettriche: Europa e Cina a confronto

Ma a che punto è lo sviluppo dell’auto elettrica in Italia e in Europa? Un recente rapporto della

Federazione Europea Trasporti e Ambiente punta il dito proprio sul Vecchio Continente, evidenziando come la Cina, paese più volte tacciato di mancato rispetto dell’ambiente, stia investendo circa 7 volte di più dell’Europa (a quota 3,2 miliardi di euro) per diffondere la mobilità elettrica.

Sebbene questi numeri possano rendere improponibile, sulle auto elettriche, un confronto tra Europa e Cina, in realtà non significano che l’Europa non ha a cuore l’ambiente, ma sono insiti nella storia dell’industria europea, sicuramente più lunga di quella di Paesi in via di sviluppo e pertanto costellata di aziende ormai consolidate su tecnologie come quella dei motori endotermici.

Per una nazione che sta costruendo ora il proprio settore industriale è più facile partire da una tecnologia nuova, come quella elettrica. È stato così anche per la telefonia cellulare nei Paesi in via di sviluppo, dove non essendoci reti fisse è stato più conveniente realizzare quelle radiomobili e pertanto la quantità di cellulari era paradossalmente paragonabili a quelle delle nazioni sviluppate.

 

Altra limitazione alla produzione delle elettriche è la disponibilità, unita al costo del materiale per le batterie: il litio, le cui riserve sono in mano a pochi Paesi al mondo e uno di questi è, guarda-caso, la Cina.

E poi si torna sul solito problema della produzione di elettricità: per una nazione che ha un sistema elettrico collaudato è più difficile rivoluzionarlo, mentre per Paesi come la Cina che si costruiscono di giorno in giorno, è più semplice pianificare la rete elettrica, soprattutto contando sia sull’energia nucleare (lì ben tollerata) sia anche su grandi impianti fotovoltaici realizzati grazie anche al fatto che la gran parte dei pannelli solari viene prodotta nei distretti industriali cinesi.

La tua auto elettrica a Milano: Codeghini

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